Il Seccone Tunisino è un pasto completo. Praticamente in ogni località del paese potrete imbattervi in un ristorantino all’aperto o una semplice bancarella mobile che lo serve. E molto probabilmente il 70% dei tunisini che non tornano a casa per la pausa lavoro si nutre di questo azzardo della deglutizione. Il sostantivo “seccone” si deve all’ingrediente principale: petto di pollo arrosto.
Il massimo del secco, la vetta dell’asciutto.
Sotto il sole di agosto, con 45 gradi all’ombra, può restare un po’ coriaceo e deve essere addomesticato con abbondanti liquidi ma questo non lo rende meno attraente agli occhi di un affamato, o di un uomo solo.
Ingredienti:
1 pagnotta fresca di pane comune e forma allungata.
1 hg di petto di pollo arrosto
patatine fritte (vanno benissimo quelle di ieri)
1 uovo
harissa
peperoncini verdi freschi (4-5)
cipolla bianca (forte)
maionese
a piacere un formaggino (di quelli nella stagnola a forma di spicchio triangolare)
Preparazione:
Riesumate il vostro pranzo raccattato al girarrosto di due giorni fa. Siccome non avevate la maionese per ingentilirne il petto, l’avete lasciato lì a intristirsi. Niente paura.
Tagliate a metà la pagnotta e mettetela a scaldare (sul gas, in forno, nel tostapane, sul computer, tra le sbarre del termosifone…)
Fate il petto a striscioline e scaldate anche quello senza aggiunta di grassi (l’ideale è il microonde, sennò una piastra, una lampada alogena, il computer ecc ecc)
In una padella friggete delle patatine senza asciugarle e un uovo all’occhio di bue (immerso nell’olio da frittura si gonfia come una pietra pomice, è normale)
Fate a pezzetti molto piccoli la cipolla e i peperoncini freschi e cercate di non mettervi le dita negli occhi o il resto della preparazione sarà condito di bestemmie. E Hallah non gradirebbe.
Impastate il pollo con un po’ di maionese. Spalmate l’interno della pagnotta di uno strato di harissa (una salsa rossa a base di aglio e peperoncino) e riempitela col pollo, i peperoncini e la cipolla, l’uovo ben cotto e le immancabili patatine fritte. Se siete di quella parrocchia, potete spalmare sull’harissa il formaggino triangolare prima di versare il tutto.
Chiudete alla bene e meglio il singolare panino e buona fortuna.
Il seccone tunisino ha grandissimi pregi e ben pochi difetti. A meno che non siate sensibili ai gusti atomici, l’harissa e il peperoncino non dovrebbero disturbarvi. Il pollo arrosto nutre bene ma spesso il petto rimane languido nel frigo ad aspettare il prossimo attacco di bulimia cieca che se lo porti via.
Le patatine fritte sono un componente obbligatorio di tutta la cucina maghrebina contemporanea, rigorosamente da bustona surgelata. Puro substrato inerte di amidi e olio nel boccone infuocato del seccone. L’uovo all’occhio è come un bel paio di jeans, sta bene con tutto. E’ nutriente e non costa nulla, un vero evergreen dei platos combinados di mezzo mondo.
Tutto ciò potrebbe essere più semplice da ingerire sdraiato per bene su un piatto. Ma questa è roba che si mangia in piedi, per strada. Il seccone ustiona per il caldo, picca come il fuoco, intoppa con il pollo, lenisce con la maionese, disinfetta con l’harissa e vi coccola col formaggino.
E’ un esperienza.
Catartica.
Iniziatoria.
Io ho sempre avuto lo stomaco poco capiente e tutti i santi giorni non riuscivo a finire il mio seccone con doppio formaggino. Noialtri si viaggiava in otto su un furgone sotto il sole impietoso. Arrivavamo verso le due di pomeriggio in quelle che sembravano città fantasma. Non un anima per strada, tutti al riparo dal caldo. Si cercava il primo posto e si pranzava col seccone locale che differiva sempre pochissimo dalla ricetta classica; il massimo delle divagazioni erano dei pomodori a cubetti ogni tanto, qualche strana salsina locale.
Non abbandonavo mai il mio seccone. Sarebbe stato orribile.
Lo chiudevo bene dentro un doppio scottex e me lo mettevo nella tasca dei pantaloni. Ne avanzava sempre un buon terzo. Lo mangiavo poi durante il pomeriggio o il giorno dopo a colazione.
La tasca puzzava d’aglio e si era formata una chiazza rossastra sul davanti. A volte l’involto s’impanava di tabacco o gattini di polvere, a volte s’insabbiava un po’. Ricordo un pezzo di seccone del giorno prima mangiato in un palmeto, vicino a Tozeur. Era un po’ inguardabile ma avevo parecchia fame, lo mangiavo a piccoli morsetti, come uno scoiattolo e intanto dispensavo briciole alle formiche e agli altri insetti.
Ricordo che c’era uno scarafaggino buffo che imbracciava un pezzo di pollo come fosse un contrabbasso.
e una strana dolce musica frusciava tra le palme e il cielo.