Archivio per Settembre 2006

Seccone Tunisino

Settembre 23, 2006

 

Il Seccone Tunisino è un pasto completo. Praticamente in ogni località del paese potrete imbattervi in un ristorantino all’aperto o una semplice bancarella mobile che lo serve. E molto probabilmente il 70% dei tunisini che non tornano a casa per la pausa lavoro si nutre di questo azzardo della deglutizione. Il sostantivo “seccone” si deve all’ingrediente principale: petto di pollo arrosto.

Il massimo del secco, la vetta dell’asciutto.

Sotto il sole di agosto, con 45 gradi all’ombra, può restare un po’ coriaceo e deve essere addomesticato con abbondanti liquidi ma questo non lo rende meno attraente agli occhi di un affamato, o di un uomo solo. 

Ingredienti:

1 pagnotta fresca di pane comune e forma allungata.

1 hg di petto di pollo arrosto

patatine fritte (vanno benissimo quelle di ieri)

1 uovo

harissa

peperoncini verdi freschi (4-5)

cipolla bianca (forte)

maionese

a piacere un formaggino (di quelli nella stagnola a forma di spicchio triangolare)

Preparazione:

Riesumate il vostro pranzo raccattato al girarrosto di due giorni fa. Siccome non avevate la maionese per ingentilirne il petto, l’avete lasciato lì a intristirsi. Niente paura.

Tagliate a metà la pagnotta e mettetela a scaldare (sul gas, in forno, nel tostapane, sul computer, tra le sbarre del termosifone…)

Fate il petto a striscioline e scaldate anche quello senza aggiunta di grassi (l’ideale è il microonde, sennò una piastra, una lampada alogena, il computer ecc ecc)

In una padella friggete delle patatine senza asciugarle e un uovo all’occhio di bue (immerso nell’olio da frittura si gonfia come una pietra pomice, è normale)

Fate a pezzetti molto piccoli la cipolla e i peperoncini freschi e cercate di non mettervi le dita negli occhi o il resto della preparazione sarà condito di bestemmie. E Hallah non gradirebbe.

Impastate il pollo con un po’ di maionese. Spalmate l’interno della pagnotta di uno strato di harissa (una salsa rossa a base di aglio e peperoncino) e riempitela col pollo, i peperoncini e la cipolla, l’uovo ben cotto e le immancabili patatine fritte. Se siete di quella parrocchia, potete spalmare sull’harissa il formaggino triangolare prima di versare il tutto.

Chiudete alla bene e meglio il singolare panino e buona fortuna.  

Il seccone tunisino ha grandissimi pregi e ben pochi difetti. A meno che non siate sensibili ai gusti atomici, l’harissa e il peperoncino non dovrebbero disturbarvi. Il pollo arrosto nutre bene ma spesso il petto rimane languido nel frigo ad aspettare il prossimo attacco di bulimia cieca che se lo porti via.

Le patatine fritte sono un componente obbligatorio di tutta la cucina maghrebina contemporanea, rigorosamente da bustona surgelata. Puro substrato inerte di amidi e olio nel boccone infuocato del seccone. L’uovo all’occhio è come un bel paio di jeans, sta bene con tutto. E’ nutriente e non costa nulla, un vero evergreen dei platos combinados di mezzo mondo.

Tutto ciò potrebbe essere più semplice da ingerire sdraiato per bene su un piatto. Ma questa è roba che si mangia in piedi, per strada. Il seccone ustiona per il caldo, picca come il fuoco, intoppa con il pollo, lenisce con la maionese, disinfetta con l’harissa e vi coccola col formaggino.

E’ un esperienza.

Catartica.

Iniziatoria.

Io ho sempre avuto lo stomaco poco capiente e tutti i santi giorni non riuscivo a finire il mio seccone con doppio formaggino. Noialtri si viaggiava in otto su un furgone sotto il sole impietoso. Arrivavamo verso le due di pomeriggio in quelle che sembravano città fantasma. Non un anima per strada, tutti al riparo dal caldo. Si cercava il primo posto e si pranzava col seccone locale che differiva sempre pochissimo dalla ricetta classica; il massimo delle divagazioni erano dei pomodori a cubetti ogni tanto, qualche strana salsina locale.

Non abbandonavo mai il mio seccone. Sarebbe stato orribile.

Lo chiudevo bene dentro un doppio scottex e me lo mettevo nella tasca dei pantaloni. Ne avanzava sempre un buon terzo. Lo mangiavo poi durante il pomeriggio o il giorno dopo a colazione.

La tasca puzzava d’aglio e si era formata una chiazza rossastra sul davanti. A volte l’involto s’impanava di tabacco o gattini di polvere, a volte s’insabbiava un po’. Ricordo un pezzo di seccone del giorno prima mangiato in un palmeto, vicino a Tozeur. Era un po’ inguardabile ma avevo parecchia fame, lo mangiavo a piccoli morsetti, come uno scoiattolo e intanto dispensavo briciole alle formiche e agli altri insetti.

Ricordo che c’era uno scarafaggino buffo che imbracciava un pezzo di pollo come fosse un contrabbasso.

e una strana dolce musica frusciava tra le palme e il cielo.

CHORRILLANA (ricetta tipica di Valparaiso, Chile)

Settembre 19, 2006

Quando arrivai a Valparaiso su di un microbus scassato, mi ero lasciato alle spalle le follie alimentari di casa di Jackie e Pedro a Santiago.

La città stessa ti ungeva di una spiccata attitudine culinaria punk.

A Santiago e in Chile in generale, le empanadas per esempio sono fritte, non al forno come le piccole delicate lunette argentine. Macchè, delle panelle grusse e violente, deep fried.

La mia preferita era l’empanada queso y mariscos (formaggio fuso e frutti di mare, in genere machas che sono dei vongoloni grossi come polpette). Un paio di empanadas così e io sono a posto per tutto il giorno.

Il micro fermava in una stazione degli autobus proprio sula via principale e all’aprirsi delle porte entrava aria di mare, anzi di oceano.

Valparaiso, per la prima volta guardavo il Pacifico e lo facevo dal molo del porto più importante del Sudamerica. Se mi giravo indietro, verso terra, potevo vedere l’imponente cornice delle case costruite sulle colline ripidissime intorno al centro della città, i 15 ascensori di inizio secolo che portavano la gente su e giù dai diversi livelli delle strade, il mercato coperto vicino agli attracchi dei pescherecci.

Oltre al porto commerciale, gli ascensori, la casa di Neruda sulla collina e altri luoghi storici, Valparaiso è famosa per un suo piatto tipico che a dispetto di quel che si possa pensare, non contempla nè pesce nè molluschi.

Girando per le vie del centro, se si è un po’ accorti, si può trovare un vecchio ristorantino minuscolo e, a quanto pare, storico. Qui dentro è nata la Chorrillana, pensata per gli studenti di Valparaiso senza un soldo in tasca ma con grande, grande,

grande fame.

Di fronte a questi presupposti l’illuminazione punk deve aver colpito l’uomo giusto, nel ristorante giusto come dimostrano i muri del locale che sembra ormai una specie di bazar, completamente ricoperto di scritte, incisioni, graffiti, fotografie e soprammobili e quadri regalati o barattati da svariate generazioni di affamati che si sono dati da fare ai tavoloni del “J Cruz” sbranando piattoni di Chorrillana.

 

Ingredienti: 

1 kilo di patate

½ kilo di cipolle

½ kilo di carne tagliata a striscie

2 spicchi d’aglio

2 uova

Olio, sale, origano

Vino bianco a piacere.

 

Preparazione:

Lavate pelate e tagliate le patate a bastoncini (o come più vi aggrada), friggete e aggiungete il sale.

Sbucciate le cipolle e tagliatele a fettine, saltatele con olio aggiungendo l’aglio e l’origano

Quando la cipolla imbiondisce, unite la carne precedentemente saltata in padella e già salata.

Finite di cucinare cipolla e carne, a piacere aggiungete del vino bianco.

Strapazzate le uova e unitele al resto degli ingredienti.

In un piatto grande fate un monticello con tutte le patate e rovesciateci sopra la mescola di carne uova e cipolle.

La Chorrillana è una pietanza comunitaria, tutti mangiano dallo stesso piatto.

 

Quel giorno faceva un caldo importante, umido ma ventilato. Avevo già visitato la casa di Neruda in mattinata e camminato per un bel po’ di kilometri a zonzo per la città. Nonostante il clima avevo una fame bieca, proprio come i famosi studenti che anni prima, avevano ispirato gli chef del J Cruz.

Ricordo bene la meraviglia e il senso di beata abbondanza di fronte a un piatto per due (porzione singola = piatto per due, ricordatevelo) di Chorrillana bella calda.

C’era tutto: un mare di patate fritte ricoperte di cipolla e carne e brandelli di uova, insaporito dall’aglio e dal vino. Perfetto per lo sbrano furioso, gustoso e proteico. Mentre mi buttavo in bocca bocconi troppo grandi non potevo fare a meno di apprezzarne anche la squisita e sincera anima punk. Un piatto semplice, economico, violento e arruffato. Anticonformista nel Chile peschereccio e zuppiero, difficile da dimenticare, non facile da digerire.

  …Una cama de papas fritas, huevos revueltos con cebolla y carne picada entregan el jugoso sabor que se luce en este lugar de bohemia que se pasea entre Carlos Gardel y Leonardo Favio… 

…La “Chorrillana”, que no tiene nada de marino, es un cerro de papas recién fritas en cuadritos, sobre la cual se posa en armoniosa compañía abundante cebolla frita, huevo revuelto y trocitos de lomo de vacuno frito…

 

 

EARLY MORNING (frullato da colazione)

Settembre 18, 2006

La colazione viene acclamata da nutrizionisti e dietologi di tutto il mondo come il pasto fondamentale della giornata. Fin da quando siamo bambini ci viene insegnato il valore sacro del mangiare bene la mattina presto, prima di iniziare una lunga giornata di studio o di lavoro.

Caffè, latte, cereali, ciambelloni, focacce e croissant, toast, spremute. Che sia dolce o salato, il risveglio del campione deve essere consistente e abbondante, per assicurarci l’energia necessaria ad affrontare una dinamica mattinata.

Purtroppo col passare degli anni e il modificarsi delle abitudini, la deriva dei ritardi e dei tempi sempre più stretti porta gradatamente alla compressione del momento di ristoro, fino all’abbandono quasi totale del gesto, secolarizzato simbolicamente nella famosa tazza di caffè sulla porta di casa.

C’è poi un altro fenomeno altrettanto triste che impedisce il quotidiano svolgersi del pasto mattutino: l’incapacità per molte persone di ingurgitare alcunchè di solido fino alle prime ore del pomeriggio, sia questo dovuto a quel tipo di stanchezza cronica micidiale e annullante che chiude lo stomaco, sia per abitudini alimentari sbagliate o per eccessivo abuso del proprio fisico nel tempo rubato al sonno, la notte.

L’Early morning nasce dalla considerazione di queste due realtà della vita moderna. E dal mio amore per il frullatore.

Ingredienti:

½ litro di latte intero

2 banane mature

1 cucchiaino da caffè di ginseng in polvere

2 cucchiai di miele

2 cucchiai di marsala secco

Preparazione: frullate il tutto a velocità luce. Bevete.

Nonostante alcuni detrattori accusino l’Early morning di avere pesanti effetti lassativi, non ci sono interazioni accertate tra la sua assunzione e un normale e vivace riflesso gastrocolico mattutino.

Questo milkshake d’assalto porta con se tutto quello di cui il corpo umano necessita per un buon risveglio. Zuccheri, saggezza cinese, un mattone di amidi crudi che terranno impegnato lo stomaco fino all’ora di pranzo e tutta l’energia e le proteine del latte.

La forma liquida minimizza lo scomodo esercizio della deglutizione.

Il tempo di preparazione si aggira sui 50 secondi.

Un must. 

RUOTA DI SCORTA (dolce al cioccolato)

Settembre 18, 2006

 

La ruota di scorta è un ottimo rimedio per gli attacchi di fame ulcerante. Soprattutto a notte fonda, quando si venderebbe la propria madre per un pezzo di pane e sono scarsissime le chances di trovare qualcosa di aperto nei paraggi.

Gli ingredienti sono semplici e genuini:

2 uova

2 cucchiai di farina

2 cucchiai di nutella

1 chupito di latte

una pigna di burro

Frullate le uova, la farina, la nutella e il latte fino ad ottenere un sospetto liquido marrone.

Ungete per bene un padella non troppo larga e quando è caldissima, vuotate la pozione in modo che si allarghi in uno strato di 1 centimetro di spessore.

Abbassate il fuoco, coprite e quando si stacca dal fondo, giratela come si fa per una frittata.

A cottura ultimata, si può decidere di cospargere la ruota di scorta di una marmellata acidula (arance, albicocche) o di un leggero strato di zucchero e succo di limone.

Servire calda poichè nessun commensale abbastanza affamato da esserne attratto, accetterebbe di buon grado di aspettare che si freddi per gustarne a fondo il sapore.