Nessuno voleva i buoni benzina.
Sempre più spesso infilavano quei blocchetti all’interno della cosidetta retribuzione.
Di solito facevano capolino nelle tristi buste paga al posto di un aumento vero e proprio.
Conviene a te, conviene a me.
C’erano meno soldi in giro e i Buoni sembravano la cartamoneta argentina dei tempi d’oro, quei biglietti che il regime emetteva in stile tipicamente editoriale: valevano la settimana corrente, poi potevi incartarci il pesce.
La maggior parte delle persone cercava di giocarseli come chance di valuta, cercando di pagare coi buoni carburante ma dalla reazione della gente, sembrava fossero radioattivi, che dico, sembrava di pagare offrendo in cambio merda.
Andavi dal panettiere, allungavi timido un deca dell’agip e quello ti guardava storto.
Erano l’unica cosa che si svalutava più in fretta dell’euro per un geniale meccanismo economico a effetto centrifugo.
La chiamavano crisi petrolifera.
Qualche anno prima con un buono agip si andava in giro una settimana, ora potevi cercarci parcheggio o al limite cambiarlo per un kebab.
I buoni pasto servivano per il pagamento di qualunque forma di lavoro strordinario, retribuzione eccezionale, rimborso spese, premio aziendale.
I contratti venivano ritoccati allo scadere con aggiunte di blocchetti di buoni di diversi tagli o col licenziamento.
Less money less troubles, come recitava la nenia dei commercialisti suicidi.
Coi buoni pasto si andava anche in vacanza, sennò gli alberghi avrebbero chiuso.
I buoni pasto li prendevano in farmacia.
Vennero coniati speciali buonini, di piccolo taglio. per dare i resti senza dover scrivere complicate e contraffabili ricevute, e senza correre il rischio di smollare i dobloni, tutti ancora così attaccati al concetto di Moneta.
Proprio in quei giorni, gli ex-operai Fiat più intraprendenti si organizzavano nel nuovo Consorzio per la gestione dei Premi-bollini.
Una massaia oculata poteva ricaricare il venti per cento dei soldi spesi al supermercato investendo bene nei bollini. L’idea era stata partorita dal ministro del tesoro nell’ambito del Progetto per supportare l’economia domestica delle famiglie: un vademecum omnicomprensivo dal titolo:
“cacciatori-raccoglitori, adattarsi all’ambiente nell’era post-industriale”.
La seconda release, includeva anche il saggio di microeconomia “come aprire un sushi bar con una sovvenzione ONU”
I bollini avevano più corso legale dei soldi di carta ma sapevano di vecchio west: i premi erano fino ad esaurimento scorte,e per l’appunto più che di un amministrazione ritiro regali si trattava del racket della consegna premi. Se vincevi il servizio da dodici, tre piatti al consorzio degli ex-operai. Oppure potevi lasciargli tutto il servizio in conto vendita per la metà del valore di mercato rimborsata sull’unghia con comodi buoni benzina. In pratica corsi avanzati di matematica finanziaria per le massaie e buoni margini di profitto per il consorzio.
I crediti telefonici erano gestiti da operatori finanziari specializzati in inside trading e nichilismo economico.
Un bravo broker, aprendo contratti sempre nuovi per sempre nuove compagnie e approfittando delle offerte, poteva accumulare piccole fortune in buoni telefonata, da spacciare al dettaglio nei phone center più mafiosi. Se volevi telefonare in amazzonia alla tua famiglia conveniva quel cellulare a microonde più delle carte prepagate.
Una compagnia telefonica poteva decidere in un solo giorno di regalare milioni di euro di telefonate omaggio a scopo di marketing. Contrattate e rivendute erano pere inflazionistiche che entravano in circolo con effetti da diabete bancario.
La benzina non la voleva più nessuno. Costava troppo
Gli zingari capirono qualcosa e invece di continuare a vivere nella monnezza incominciarono a farci il business, differenziando e rivendendo. Poi si accorsero che la gente buttava via roba che ancora funzionava e a quel punto fu mercato: diventarono ricchissimi in un attimo e incominciarono quasi subito spararsi con gli Import cinesi che dicevano le discariche sono un bene tornate al vostro paese zingari di merda. L’effetto secondario fu una spaccatura in più fazioni all’interno del partito xenofobo su quale gruppo etnico fosse più odioso e pericoloso e quale più docile e ammaestrabile. Ci fu pure qualche genio del male che ipotizzava una mescita di armi a una delle due fazioni in campo, per accellerare l’estinzione dell’altra, con trepido piglio fascista da intelligence Usa.
La benzina non la voleva più nessuno.
Padri di famiglia bruciavano stop e semafori pur di farsi ritirare la patente, al meglio il sequestro del mezzo. Per non pensarci più.
Per non avere più scelta tra macchina o cibo e arrendersi finalmente alla collettività, magari svendendo buoni parcheggio sui tram stracolmi di neopedoni.
Il sistema era così alle pezze che per rilanciare i consumi le Grandi Case si erano lanciate nella “politica di vendita totale”: qualunque tipo di prodotto immaginabile era recapitato a domicilio senza sovrapprezzo pagabile in comode rate con il primo mese di prova che senontipiaceecambiidea selovengonoariprendereloro.
I più furbi si abituavano a trattare benissimo le cose che avevano in casa e a cambiarle una volta al mese. Chi proprio non ce la faceva a conservare imballo, scontrini e garanzia si meritava di pagarle.
In quasi tutti i benzinai facevi il pieno gratis se rottamavi una bicletta, purchè avesse tutte e due le ruote e manubrio. Poi si scoprì che i cinesi vendevano biciclette a meno del prezzo di una pizza e interruppero l’offerta rottamazione cicli.
Ogni prodotto acquisito ti includeva in una calorosa famiglia sempre presente. Newsletter periodica, catalogo a casa, offerte telefoniche, cartoline e auguri di compleanno col nome scritto a penna da un vero computer strabico.
La tua famiglia degli amanti del pane, la tua famiglia di bevitori di acqua frizzante, la tua famiglia di ascoltatori di musica sony.
I buoni pasto li accettavano anche da ikea ma il resto era dato in BCI di piccolo taglio (buoni credito ikea), per ogni acquisto un gatto in omaggio.
-Bastava solo riempire il modulo coi propri dati-